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Buccia d’uva, carcere e tradizione. Quando la cosmesi sa generare valore dallo scarto
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Buccia d’uva, carcere e tradizione. Quando la cosmesi sa generare valore dallo scarto

14 Novembre 2020

La cosmetica è uno dei fiori all’occhiello del made in italy.
Se confrontiamo, infatti, il volume del fatturato dei prodotti cosmetici prodotti in Italia ed esportati con quello dei prodotti cosmetici importati, il primo eccede di molto il secondo.
Questo significa, come ha dichiarato Renato Ancorotti, presidente di Cosmetica Italia, commentando le rilevazioni del Centro Studi di Cosmetica Italia che “nel panorama manifatturiero l’industria cosmetica italiana esercita un forte richiamo sui mercati internazionali collocandosi al terzo posto dopo dopo vino e moda per i valori del saldo commerciale”.

Sempre secondo i dati del Centro Studi di Cosmetica Italia,  il 2019 ha visto un incremento del fatturato globale del settore cosmetico del 2,3%, con un valore complessivo di 11,9 miliardi di euro. Sono sempre di più, dunque, le persone che danno maggior attenzione alla cura del loro corpo. Ma questo incremento di consumo cosa comporta per l’ambiente in cui viviamo? E come si applicano concetti di cui sentiamo sempre più parlare come naturale, sostenibilità, eco-friendly, impatto del packaging, al mondo della cosmesi?

Una parte dell’industria della cosmetica sta acquisendo una nuova sensibilità rispetto ai valori della sostenibilità e dell’ambiente ponendo attenzione su tutto il ciclo produttivo, dalla formula del prodotto, al packaging, alla distribuzione. 
Infatti il Centro studi di Cosmetica Italia riporta che nel 2019 l’attenzione verso acquisti di cosmetici a connotazione naturale è cresciuta (+1,4% dei consumi degli italiani).

Nella produzione di un prodotto cosmetico sostenibile si devono prendere in considerazione più aspetti. In primis l’approvvigionamento delle risorse, il rispetto della comunità da cui si acquistano le materie prime e lo smaltimento delle stesse.
Uno dei passaggi fondamentali è proprio il processo produttivo e la formula con cui arrivare alla realizzazione del prodotto finale. Si tratta di ottenere un prodotto che sia al tempo stesso performante, sicuro per il consumatore e non inquinante per l’ambiente. In quest’ottica diverse realtà produttive stanno riscoprendo l’importanza degli ingredienti naturali, del recupero dei materiali di scarto, soprattutto agroalimentari, e della valorizzazione dei residui di lavorazione.
Non meno importante dal punto di vista della sostenibilità ambientale è la scelta del packaging del prodotto. Per definizione quando si parla di packaging si ha a che fare con un prodotto usa e getta. Per questo motivo è importante andare verso soluzioni innovative che puntano ad utilizzare materiale riciclato o riciclabile o meglio ancora a soluzioni a vuoto a rendere.

L’app Mercato Circolare raccoglie alcune delle realtà e dei prodotti più interessanti che si basano su questi valori. Oggi approfondiamo due realtà che hanno fatto proprio il principio circolare del generare valore dallo scarto.

L’associazione Innuva, come dice il nome stesso Innovation through Winery by-Products, pone al centro della propria innovazione l’uva e i sottoprodotti della filiera vitivinicola.
L’obiettivo di Innuva è la creazione di una rete di imprese ed enti di ricerca accomunati dall’interesse per lo sfruttamento delle proprietà delle molecole derivanti dagli scarti della lavorazione dell’uva. Nella buccia, infatti, sono presenti polifenoli, antiossidanti naturali, dalle molteplici virtù. Il loro impiego spazia dal biomedicale al farmaceutico, dal nutraceutico all’alimentare fino al tessile e addirittura al settore delle energie rinnovabili, in quanto molecole coloranti e fotosensibili.

Poliphenolia: cosmetici dagli scarti vitivinicoli

Dall’associazione è nata poi Poliphenolia srl, che dagli scarti vitivinicoli produce cosmetici anti invecchiamento utilizzando i polifenoli estratti da bucce e semi di uva al termine del processo di vinificazione.
L’azienda collabora a stretto contatto con coltivatori del Piemonte e produttori di vino, analizzando poi l’uva per misurare qualità e quantità delle molecole presenti. 

Poliphenolia non funge da centro di raccolta del sottoprodotto agricolo ma lavora direttamente con alcuni fornitori specifici, selezionati accuratamente, con cui realizza i suoi progetti. Ogni volta che intende sviluppare un prodotto con un nuovo vitigno, valuta prima se questo è disponibile nelle aziende agricole già sue fornitrici. Se non è presente allora amplia la rete con l’inserimento di nuovi produttori vinicoli.
Per quanto riguarda la raccolta degli scarti, partecipano anche agriturismi che, fornendo gli scarti dai loro vigneti, ne traggono anche un guadagno in termini di immagine. 

I prodotti anti invecchiamento, Vita e Origine, sono stati creati, ad esempio, utilizzando gli scarti di vinificazione del Barbera e del Grignolino di alcuni vigneti presenti nelle Langhe-Roero e nel Monferrato.
Poliphenolia produce, quindi, a marchio proprio. Attraverso il progetto “I territori della bellezza”, invece, ha stimolato la nascita di due nuovi brand: Glerage (già in vendita) e CORE (data di uscita prevista Natale).

L’obiettivo è quello di essere circolare non solo negli ingredienti dei prodotti ma anche nel contorno. Per questo motivo, Poliphenolia ha iniziato a produrre parte delle brochure con carta Favini, che sostituisce il 15% di cellulosa con scarti di vinacce.
Inoltre, ha iniziato un processo di sperimentazione con un partner Italiano per lo sviluppo di packaging in bioplastiche che permetta di garantire la sicurezza e la durabilità del prodotto. Il sogno è di arrivare a un packaging non semplicemente riciclabile ma compostabile, prodotto da scarti e che non lasci traccia nell’ambiente.

Rio Tera’ dei Pensieri: inclusione sociale e sostenibilità ambietale

Come ha mostrato Zygmunt Bauman in “Vite di scarto” (2003), non sono solo gli oggetti e i materiali ad essere considerati come scarti dalla nostra società.  Un altro modo di generare valore dallo scarto può essere allora quello dell’inclusione sociale, caro al mondo delle cooperative sociali come Rio Tera’ dei Pensieri, che sceglie per missione di coniugare inclusione sociale e sostenibilità ambientale.
Si tratta di una cooperativa sociale nata a Venezia per promuovere attività di formazione e lavoro all’interno delle carceri veneziane che realizza artigianalmente prodotti di bellezza di alta qualità, ispirati all’antica tradizione degli speziali veneziani e arricchiti dagli estratti naturali provenienti direttamente dall’orto, attivo nel cortile del carcere.

La cosmetica naturale quindi può non più essere solo una tendenza ma una realtà dove bellezza e benessere del corpo e dei luoghi convivono in armonia.

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