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La buona pratica degli Orti Condivisi

12 Febbraio 2021

Una nuova realtà che si sta sviluppando in Italia è quella degli orti condivisi, progetti di agricoltura urbana che favoriscono la riqualificazione delle aree verdi cittadine. Un’analisi ISTAT del 2017 ha registrato un’espansione degli orti urbani, una tipologia di orti condivisi, del +4%; una copertura di quasi 2 milioni di metri quadri di superficie in 77 capoluoghi italiani. È qui che si trova oltre il 50% della superficie coltivata.

L’idea è quella di promuovere modelli di coltivazione e stili alimentari sostenibili attraverso l’uso di spazi pubblici, privati, aree verdi o terreni. In questi luoghi chi è interessato, anche se non direttamente proprietario di un giardino o un campo in cui far crescere le proprie piante, ha la possibilità di esprimere e condividere la propria passione per l’agricoltura.

Gli orti condivisi, quindi, riuniscono gruppi eterogenei di persone permettendo loro non solo di coltivare i propri prodotti ma di creare anche un luogo di aggregazione e scambio culturale in cui far nascere nuove relazioni sociali.

Per partecipare solitamente o si paga una quota per l’affitto del terreno o si ottiene un appezzamento di terra gratuitamente in cambio di manutenzione ordinaria del luogo.

Sempre i dati Istat, secondo un’analisi Coldiretti del 2019, indicano che quasi un italiano su due (46,2%) si dedica alla coltivazione in proprio, negli orti o sui terrazzi o nei giardini condivisi. Sembra che la coltivazione amatoriale abbia assunto un ruolo sociale importante nell’ambito cittadino.

Esistono vari tipi di orti condivisi come ad esempio gli orti aziendali promossi da piccole associazioni o aziende. Lo scopo è di far raggiungere ai dipendenti benefici fisici e psicologici per combattere lo stress lavorativo e perché no, aumentare la loro produttività grazie al positivo contatto con la natura.  Poi si hanno gli orti didattici promossi dalle scuole, in cui a lezioni teoriche sull’importanza della natura, tecniche di coltivazione e rispetto dell’ambiente si affiancano dei laboratori; gli alunni coltivano le proprie piante apprendendo i cicli di crescita e la stagionalità dei lavori da fare in agricoltura.
Un esempio di orto didattico è “Orto in Condotta” promosso da Slow Food il quale ha creato una vera e propria comunità tra alunni, genitori, insegnanti e produttori locali con il fine di promuovere un’educazione ambientale e alimentare. Infine, gli orti comunali sono aree concesse al pubblico utilizzo attraverso un bando pubblico.

Gli orti condivisi grazie alla presenza giornaliera di persone che si prendono cura di questi luoghi hanno un’importante funzione nel prevenire il degrado delle aree periferiche.  Per questo le amministrazioni offrono anche corsi che affiancano gli “ortisti” nel primo anno di lavoro per lo sviluppo di questa buona pratica. 

L’app Mercato Circolare raccoglie alcune delle realtà più interessanti che svolgono questa buona pratica.

Ad esempio è nata a Roma, nell’estate del 2017, la società cooperativa agricola Orto 2.0 in risposta ad uno dei problemi principali del settore agroalimentare: ottenere una certificazione reale su provenienza, metodo di coltivazione e freschezza dei prodotti orticoli. Attraverso uno smartphone, ogni utente può creare il suo orto virtuale di 50 metri quadrati, personalizzando 8 file di coltivazione con diverse varietà di ortaggi stagionali. Il team di Orto 2.0 si occupa di tutta la fase di coltivazione, dalla semina alla raccolta, aggiornando attraverso delle notifiche l’utente che potrà concordare modalità e orari di ritiro sul posto o di consegna direttamente a casa.

Ogni utente infatti può prendere parte al processo produttivo quando vuole, avvicinandosi al mondo dell’agricoltura e della natura. Per chi invece non ha tempo a disposizione, ma vuole accedere comunque a questo modello, il servizio base offerto dalla cooperativa copre qualsiasi tipo di mansione nell’orto e viene garantito inoltre, un servizio premium ultra rapido, che punta a ridurre al minimo le tempistiche di raccolta.

Le coltivazioni sono naturali, vengono fatte ottimizzando e chiudendo i cicli delle risorse a disposizione, creando macerati con scarti naturali utili per combattere gli attacchi patogeni.

Tramite il know-how conferito dal Dipartimento di Biologia di Tor Vergata, Orto 2.0 si impegna, infine, ad applicare appieno tutti i principi dell’agricoltura naturale.

Si ha poi l’associazione Terre Colte, la quale recupera terre incolte e abbandonate stimolando l’autoproduzione alimentare attraverso l’agricoltura sociale e l’inserimento lavorativo di persone svantaggiate. La prima esperienza è nata nel 2012 in provincia di Cagliari dal recupero di un terreno di circa 3000 mq incolto e abbandonato in una residenza di campagna.

Trasformato in un orto condiviso, in meno di un anno più della metà dei 40 lotti da 50 metri quadrati erano stati occupati. Da quest’esperienza, subito replicata in altre realtà, è nata nel 2014 l’Associazione Terre Colte, affiancando al progetto degli orti condivisi – appezzamenti da 50 metri quadrati in terreni privati messi a disposizione dai proprietari – i progetti di adozione nelle nuove sedi agricole associate.

Oggi i soci di Terre Colte, oltre a coltivare direttamente il proprio orto, possono supportare le produzioni di altri soci, prenotando una parte della produzione e, tramite laboratori collettivi, imparare i segreti del mestiere. Al momento Terre Colte ha oltre 1000 soci e sedi a San Sperate, Decimomannu, Assemini, Dolianova e Senorbi, in provincia di Cagliari, e a Tramatza, in provincia di Oristano.

Infine, Orti Generali nasce nel marzo 2019 in un parco sulle rive del torrente Sangone, nel quartiere Mirafiori Sud a Torino. Il parco, che si trovava in stato di abbandono, oggi conta più di 160 orti urbani aperto a cittadini e visitatori.

Chi ha un orto può autoprodurre il suo cibo e chi ama la natura e i temi dell’orticoltura può seguire i corsi di formazione, attività e laboratori per tutte le età. Completano l’area di 3 ettari di riqualificazione urbana la city farm, orti collettivi, orto didattico e sinergico, un apiario e un chiosco, serre per l’autoproduzione e per ospitare i corsi.

Nel parco si coltiva esclusivamente con metodo biologico. Nell’area sono state reintrodotti alberi di varietà antiche, con una speciale attenzione alle piante che favoriscono la ripopolazione di insetti impollinatori, all’interno del progetto internazionale proGIreg.

Inoltre, sperimenta la tecnologia al servizio dell’ambiente: per ridurre lo spreco di acqua, una centralina rileva meteo, umidità, temperatura locali, e aziona all’occorrenza un impianto di irrigazione centralizzato per tutti gli orti.

Sono attive anche borse lavoro e tirocini formativi, in particolare per soggetti svantaggiati. In collaborazione con l’ASL e con associazioni, realizzano percorsi riabilitativi e di ortoterapia. Le eccedenze dell’orto collettivo vengono donate alla rete Mirafiori Quartiere a Spreco Zero.

Il sito web dell’orto è opensource con i parametri meteo della centralina, il calendario delle colture, schede delle piante, fitopatie e alert per avvisare quando è il momento di trattamenti biologici preventivi.

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