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Comunità energetiche rinnovabili: che cosa sono e la sperimentazione torinese

14 Dicembre 2023

Di cosa parliamo quando parliamo di comunità energetiche rinnovabili?

Una comunità energetica rinnovabile (CER) è un insieme di soggetti – possono essere persone fisiche, ma anche piccole e medie imprese, enti territoriali e amministrazioni locali – che decidono di aggregarsi con l’obiettivo di produrre, scambiare e consumare energia proveniente da fonti rinnovabili su scala locale. Per farlo è necessario che uno o più membri della comunità possiedano o abbiano la disponibilità di uno o più impianti di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, in modo da permettere l’autoproduzione di energia elettrica per coprire in parte o del tutto i consumi dei membri della CER. In particolare, l’energia che viene autoprodotta e consumata, dà diritto a degli incentivi che possono essere redistribuiti tra i membri della comunità energetica o investiti in attività locali ad impatto sociale, in base a quanto è stato deciso e stabilito nel regolamento della CER.

Il percorso di costituzione di una CER può variare in base ai soggetti promotori dell’iniziativa, alle caratteristiche del territorio in cui si sviluppa, agli obiettivi principali che la comunità si propone di perseguire.
In ogni caso, sicuramente il processo prevede: l’analisi dei possibili aderenti, verificando che si trovino all’interno del perimetro afferente alla stessa cabina primaria (dato che può essere reperito qui); il calcolo dei consumi di energia dei vari membri in modo da dimensionare l’impianto e redigere uno studio di fattibilità tecnico-economica; la scelta della forma giuridica e la definizione dei ruoli dei membri; la scrittura dello statuto e/o del regolamento della CER in cui viene indicato anche come i membri decidono di redistribuire gli incentivi.

L’attuazione di iniziative a favore della costituzione di comunità energetiche rinnovabili (CER) nasce a partire dal recepimento di direttive europee legate alla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili, in particolare la così detta “RED II” (Direttiva (UE) 2018/2001)
Questa direttiva ha come scopo principale l’aumento della quota dell’energia prodotta da fonti rinnovabili nell’Unione Europea e l’incremento del coinvolgimento da parte dei cittadini verso i progetti di nuovi impianti rinnovabili.

L’accezione della CER recepita dalla legislazione italiana è contenuta nel decreto legislativo 8 novembre 2021, n.199, che descrive la comunità energetica come un soggetto di diritto autonomo che può essere composto da persone fisiche, piccole e medie imprese, enti territoriali e autorità locali, incluse le amministrazioni comunali, gli enti di ricerca e formazione, gli enti religiosi, gli enti del terzo settore e di protezione ambientale”. Inoltre, viene delineato l’obiettivo principale delle CER, che è “quello di fornire benefici ambientali, economici e sociali a livello di comunità ai suoi membri o alle aree locali in cui opera la comunità e non quello di realizzare profitti finanziari”. La CER permette un autoconsumo diffuso, senza dover costruire nuove reti private e permettendo a ciascun membro di mantenere il proprio contratto di fornitura, oltre a dare diritto agli incentivi, redistribuiti in base al regolamento della CER stessa.

Oltre all’obiettivo di autoprodurre e condividere l’energia prodotta dai propri impianti, la CER può anche erogare i seguenti servizi:

  • efficienza energetica;
  • servizi di ricarica di veicoli elettrici;
  • servizi di vendita al dettaglio dell’energia elettrica;
  • servizi ancillari di rete e di flessibilità (della domanda e della produzione).

Se da un lato quindi i vantaggi ambientali ed economici sono facilmente intuibili, citiamo, ad esempio, la riduzione delle emissioni di CO2 dovute alla produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, il contributo alla transizione energetica, la riduzione dei costi di trasporto e di dispersione dell’energia e, nel lungo periodo, il risparmio in bolletta per i membri e la redistribuzione dei benefici economici derivanti dagli incentivi.

Il grande potere innovativo è contenuto nei vantaggi sociali delle CER, essendo un modello collaborativo che permette di coinvolgere in maniera diretta le comunità locali, permettendo di avere un ruolo chiave nelle dinamiche sociali che va oltre la produzione di energia pulita. Possono, infatti, essere definite delle vere e proprie innovazioni sociali, ovvero “nuove idee (prodotti, servizi e modelli) che allo stesso tempo soddisfano bisogni sociali (più efficacemente delle alternative) e creano nuove relazioni sociali e collaborazioni. In altre parole, sono innovazioni che non solo sono buone per la società ma che rafforzano la capacità della società di agire” (“Empowering people, driving change” BEPA, 2011).
Il processo di costituzione delle CER è di per sé un percorso di governance partecipata, in cui attori diversi, tra cui cittadini/e, imprese, pubbliche amministrazioni, sono in una posizione paritaria tra loro, permettendo così di rafforzare un rapporto di fiducia e di cooperazione lungo il processo di promozione della crescita sostenibile dell’intero sistema. Oltre a questo, le CER possono essere potenti strumenti di mitigazione della povertà energetica. A tal fine, nella composizione dell’aggregato dei membri in fase di progettazione, particolare attenzione può essere posta dai promotori nell’inclusione di soggetti non in grado di soddisfare i propri bisogni energetici primari. Infine, la possibilità di utilizzare i proventi, derivanti dal sistema di incentivazione, nella promozione di servizi ad alto valore sociale sul territorio, le caratterizza come potenziali strumenti ad alto impatto sociale.

Comunità Energetiche Rinnovabili e Solidali

Focalizzandosi sui benefici sociali delle CER, non si può non citare la definizione fornita da Legambiente di Comunità Energetiche Rinnovabili e Solidali (CERS), tratta dalla sua “Guida pratica allo sviluppo delle comunità energetiche rinnovabili e solidali e all’autoconsumo collettivo”. Si tratta di “una speciale categoria di comunità energetiche, che possono essere sviluppate in qualsiasi realtà, dai piccoli comuni ai super condomini, dalle periferie urbane ai parchi, con lo specifico obiettivo di portare oltre ai benefici ambientali anche quelli sociali”. Con CERS si fa riferimento a comunità energetiche “dedicate ai soggetti e ai territori più in difficoltà: famiglie, imprese, scuole, periferie, piccoli comuni, territori rurali”. La CERS può quindi “non solo essere occasione di innovazione tecnologica e di lotta all’emergenza climatica, ma rappresentare anche una chiave per combattere disuguaglianze, povertà energetica e per offrire occasioni di sviluppo grazie ad interventi strutturali non assistenziali che favoriscano l’agire collettivo, le realtà locali e la nascita di nuove figure professionali”.

L’esperienza di CERTo

Due workshop organizzati a febbraio 2023, e guidati dal Settore Studi della Camera di commercio di Torino hanno fatto emergere l’esigenza di creare un modello sperimentale di CER nel contesto torinese, attraverso la sperimentazione di un progetto pilota con le caratteristiche di replicabilità, coinvolgimento e sensibilizzazione ed attivazione di un modello di governance partecipata. È nato così CERTo (Comunità Energetiche Rinnovabili Torino), di cui la Camera di commercio di Torino ha assunto il ruolo di coordinatore e facilitatore, in collaborazione con l’Energy Center del Politecnico di Torino, il Consorzio Univer e la Fondazione LINKS.

Nell’ambito del progetto sono state individuate due aree di interesse – una nell’area urbana, Monterosa, nel quartiere Barriera di Milano a Torino, e una in quella metropolitana, il Canavese -, in cui sono presenti le precondizioni per realizzare una CER-P (comunità energetica rinnovabile a cabina primaria) ed avviare sperimentazioni. Al momento sono stati raccolti i dati necessari per l’avvio delle due sperimentazioni e le manifestazioni di interesse da parte dei soggetti dei due territori interessati ad essere coinvolti nella sperimentazione.

Per il futuro il progetto CERTo, aspira a: offrire soluzioni sistemiche per la realizzazione di CER nelle aree urbane, attraverso l’attivazione di una CET (Comunità Energetica del Territorio); creare un ecosistema urbano attrattivo per investitori pubblici e privati; definire nuovi modelli di business sostenibili su scala urbana; creare sinergie tra le CER e la mobilità elettrica; definire i requisiti della piattaforma necessaria alla gestione smart della complessità energetica dell’ecosistema urbano.

CERTo è una delle azioni che fanno capo alla Camera di commercio di Torino, soggetto attuatore, insieme alla Città di Torino e a Torino Social Impact, del progetto europeo Respondet, che ha portato alla redazione di un Local Action Plan sull’economia circolare e sulle comunità energetiche.

Fonti

  • Unioncamere, Dintec (2023), “Piccole e Medie Imprese, grandi energie. Guida alle Comunità energetiche rinnovabili
  • Legambiente (2022), “Guida pratica allo sviluppo delle comunità energetiche rinnovabili e solidali e all’autoconsumo collettivo”
  • Avellini, E. Cabria, N. Pellitteri, D. (2023), “Comunità energetiche. Guida per un modello di sviluppo sostenibile e solidale”
  • Camera di commercio di Torino, in collaborazione con Energy Center del Politecnico di Torino, Fondazione LINKS, (luglio, 2023). “Progetto CERTo. Risultati della prima fase del progetto”.

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