riciclo Archives - Mercato Circolare https://www.mercatocircolare.it/tag/riciclo/ l'economia che gira bene Wed, 11 May 2022 14:18:44 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=6.4.4 https://www.mercatocircolare.it/wp-content/uploads/2020/03/cropped-Temp_IconaLogoMC2020_bluDark-32x32.png riciclo Archives - Mercato Circolare https://www.mercatocircolare.it/tag/riciclo/ 32 32 I Terribili Imballaggi della raccolta differenziata https://www.mercatocircolare.it/dentro-il-cappello-i-terribili-imballaggi-della-differenziata/ Wed, 09 Feb 2022 16:06:27 +0000 https://www.mercatocircolare.it/?p=2697 Edizione speciale di Dentro Il Cappello realizzata in collaborazione con Junker

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RICONDIVISE: Indumenti che si rimettono in gioco https://www.mercatocircolare.it/ricondivise-indumenti-che-si-rimettono-in-gioco/ Sun, 11 Jul 2021 10:55:13 +0000 https://www.mercatocircolare.it/?p=2789 Da divise da lavoro dismesse e destinate alla discarica a nuovi capi d’abbigliamento.La differenza sta tutta nello sguardo! 𝗥𝗜𝗖𝗢𝗡𝗗𝗜𝗩𝗜𝗦𝗘 è un progetto, che abbiamo sviluppato […]

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Da divise da lavoro dismesse e destinate alla discarica a nuovi capi d’abbigliamento.
La differenza sta tutta nello sguardo!

𝗥𝗜𝗖𝗢𝗡𝗗𝗜𝗩𝗜𝗦𝗘 è un progetto, che abbiamo sviluppato insieme a Sassi e alle Scuole tecniche San Carlo, per recuperare e dare valore, alle vecchie divise da lavoro di Microdyn-Nadir Oltremare, realtà della community di Mercato Circolare che si è trovata a dover cambiare le divise dei suoi dipendenti.

Ne è nata una sfida creativa lanciata alle studentesse e agli studenti delle Scuole Tecniche San Carlo, che hanno risposto con entusiasmo proponendo numerosi concept per la rinascita delle vecchie divise. Ecco i primi prototipi, un outfit da tennis e un cappottino per cani, pronti per essere realizzati.

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I giganti del “Food&Beverage” e la corsa all’R-Pet https://www.mercatocircolare.it/i-giganti-del-foodbeverage-e-la-corsa-allr-pet/ Wed, 30 Jun 2021 10:36:11 +0000 https://www.mercatocircolare.it/?p=1773 Dalla Coca Cola alla Ferrarelle sono moltissime le iniziative lanciate dai colossi del Food&Beverage, tra i maggiori produttori di plastica al mondo, per produrre imballaggi […]

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Dalla Coca Cola alla Ferrarelle sono moltissime le iniziative lanciate dai colossi del Food&Beverage, tra i maggiori produttori di plastica al mondo, per produrre imballaggi con percentuali sempre maggiori di PET riciclato. Ma è una risposta sufficiente al problema dell’inquinamento da plastica?
Per capirlo proviamo a fare un passo indietro.

Quanta plastica produciamo

Secondo Plastics Europe (l’associazione europea dei produttori di materie plastiche), la produzione globale di plastica nel 2019 ha raggiunto i 368 milioni di tonnellate, di cui circa 57,9 (16%) prodotte in Europa. Mentre la domanda europea di materie plastiche è stata di 50,7 milioni di tonnellate, assorbita principalmente dall’industria degli imballaggi (39,6%), seguita dall’industria delle costruzioni (ca. 20,4%) e l’automotive (ca. 9,6%).

Tra i materiali polimerici, il PET (polietilene tereftalato) occupava, sempre nel 2019, il 7,9% del mercato europeo (circa 4 milioni di tonnellate), facendo di questo polimero il sesto per importanza (dopo PP, LDPE, HDPE, PVC e PUR).
Il PET viene principalmente utilizzato per la produzione di bottiglie e contenitori per bevande – come acqua, bibite gassate, o altre bevande e succhi – perché fornisce una buona barriera all’ossigeno, preserva le caratteristiche del liquido contenuto, e quindi garantisce criteri igenici e di sicurezza.

Breve storia del PET

Sul sito di Petcore Europe, (associazione che rappresenta l’intera catena del valore del PET in Europa, dalla produzione del PET alla conversione in imballaggio e riciclaggio, e altre attività correlate), si legge che il PET è stato sviluppato inizialmente dalla British Calico Printers nel 1941 per la fabbricazione di fibre sintetiche. Successivamente, intorno alla metà degli anni ‘60 il PET ha iniziato ad essere impiegato anche nel settore del packaging (film da imballaggio). Soltanto all’inizio degli anni ’70, è stata sviluppata commercialmente la tecnica per il soffiaggio di bottiglie ed è stato nel 1977 che la prima bottiglia in PET è stata riciclata e trasformata in una base per altre bottiglie.
Ancora oggi, nonostante il processo di riciclo “bottiglia in bottiglia” sia in crescita, il mercato della fibra è ancora il principale sbocco per il PET recuperato.

Secondo il Report PET Market in Europe: State of Play, nel 2018, delle 4,3 milioni di tonnellate di PET rigido immesso al consumo in Unione Europa, solo il 45% (1.9mt) è stato raccolto, una volta divenute rifiuto, e avviato successivamente al riciclo.

Sono tassi di raccolta e riciclo ancora bassi.
Per incentivare una miglior performance è intervenuta la legislazione europea con la Direttiva (UE) 2019/904 del 5 giugno 2019 sulla riduzione dell’incidenza di determinati prodotti di plastica sull’ambiente, la cosiddetta Direttiva Single Use Plastic (SUP). L’obiettivo SUP richiede che ogni Stato membro raggiunga un tasso di raccolta delle bottiglie per bevande del 77% entro il 2025 e del 90% entro 2029.

Verso il 100%

Il settore degli imballaggi in PET si sta già muovendo e attrezzando verso produzioni di imballaggi con alte percentuali di PET riciclato (rPET), fino anche al 100%.
Una direzione intrapresa anche dai colossi del Food&Beverage.

Coca-Cola, in Olanda e Norvegia, è passata a una produzione di bottiglie di piccolo taglio (nel 2020) e di grande taglio (2021) realizzate interamente con PET riciclato, dopo aver raggiunto lo stesso obiettivo in Svezia nel 2019. L’operazione è possibile grazie alla presenza, nei due paesi, di uno schema di deposito su cauzione delle bottiglie, che consente di recuperarle in un ciclo chiuso, agevolando così il processo di riciclo in ambito alimentare, dove è richiesta un’elevata qualità.

Anche sul mercato italiano, a partire dal settembre 2020 è possibile vedere bottiglie realizzate con il 50% di plastica riciclata.
Rimanendo nel contesto italiano, Ferrarelle SpA, quarto player nel mercato delle acque minerali nel Paese, ha presentato, in occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente 2021, INFINITA, la prima linea 100% in R-PET. Il lancio di INFINITA si inserisce all’interno del progetto bottle to bottle, reso possibile grazie allo stabilimento per il riciclo e la produzione di PET riciclato di Presenzano, in provincia di Caserta, che dal 2018, ogni anno, processa circa 20.000 tonnellate di bottiglie provenienti dalla raccolta differenziata.

Anche Levissima – che punta a raggiungere il 50% di PET riciclato all’interno di tutta la gamma entro il 2025 – ha lanciato nei mesi scorsi la sua linea in PET riciclato, 100% R-PET, nei formati da 0,75 e da 1lt.

Queste iniziative si inseriscono nella fase transitoria e sperimentale  dell’applicazione delle nuove norme in ambito di utilizzo di polietilene tereftalato riciclato a uso alimentare.
Infatti, la normativa vigente nel nostro Paese (Decreto Ministeriale 21/03/1973) stabilisce che le bottiglie e vaschette per alimenti in PET debbano contenere almeno il 50 per cento di PET vergine. Tuttavia, nella Legge 13/10/2020 n.126, che converte in legge il Decreto Legge 104 del 14/8/20, è stata prevista in via sperimentale, per il periodo 1° gennaio 2021 – 31 dicembre 2021, la produzione di bottiglie in plastica riciclata (rPet) al 100%.

In conclusione, incentivare l’utilizzo di materiale riciclato nella produzione di imballaggi va sicuramente nella direzione di supportare strategie di economia circolare ma non è sufficiente. Infatti, come suggerisce il report di Greenpeace “Il Pianeta usa e getta. Le false soluzioni delle multinazionali alla crisi dell’inquinamento da plastica, è necessario che, proprio chi immette sul mercato globale le più grandi quantità di plastica usa e getta, come le grandi multinazionali del Food&Beverage, abbia come primo obiettivo la riduzione della produzione di plastica monouso investendo in soluzioni complementari al riciclo, basate sul riutilizzo e sulla ricarica.

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Soseaty e Ogyre: dal problema della plastica in mare ai costumi da bagno circolari https://www.mercatocircolare.it/dalla-plastica-riciclata-ai-costumi-da-bagno-circolari/ Thu, 19 Nov 2020 13:19:37 +0000 https://www.mercatocircolare.it/?p=1118 Provare a rispondere a uno dei problemi ambientali che maggiormente sono sotto l’attenzione dei media in questi anni, l’inquinamento di plastica dei nostri mari, con […]

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Provare a rispondere a uno dei problemi ambientali che maggiormente sono sotto l’attenzione dei media in questi anni, l’inquinamento di plastica dei nostri mari, con un’attenzione anche alla comunità e al territorio.
E’ la proposta di valore offerta da due giovani start up italiane, attori dell’economia circolare, che nascono con una forte vocazione sociale essendo entrambe società benefit. Dichiarano per statuto, cioè, che hanno a cuore l’impatto che generano. Quindi progettano le loro azioni e prodotti perché questo impatto sia positivo e generativo.

In che modo? Producendo costumi da bagno a partire da filato sintetico riciclato realizzato anche con la plastica recuperata nei mari.

Si tratta della vicentina Soseaty e della genovese Ogyre. La cosa che accomuna le due imprese è l’attenzione alla filiera e all’accurata scelta dei fornitori della materia prima con cui realizzare i propri capi, in entrambi i casi rigorosamente prodotti in Italia.

I fornitori del filato riciclato purtroppo non sono realtà italiane, ma spagnole, portoghesi o francesi, perché in quei paesi i pescatori che recuperano plastica in mare, la possono portare a terra senza dover pagare. In Italia, invece, chi recupera rifiuti in mare  viene ancora considerato responsabile del danno e quindi deve pagare per lo smaltimento, perché purtroppo ad oggi la Legge Salva Mare, che era stata presentata a fine 2019 è stata bloccata dalle vicende Covid.

SOSEATY collective  

Si scrive Soseaty, e con un gioco di parole tra “sos” e “sea”, si legge come “società” in inglese. L’impresa nasce nel 2019 da un’idea di Simone Scodellaro e Alberto Bressan, già accomunati da un’esperienza lavorativa precedente per un grosso brand di abbigliamento americano.

La primissima collezione è nata estiva, proponendo costumi da bagno maschili e femminili, ma già stanno sperimentando una mini capsule invernale.

L’attenzione di Soseaty verso una dimensione di circolarità a tutto tondo non si ferma alla sola scelta di privilegiare materia prima seconda (tessuto realizzato da plastica riciclata)  per la realizzazione delle proprie produzioni. Ma prosegue anche nelle scelte fatte per quel che riguarda il loro servizio di logistica fino al tentativo di provare a chiudere in qualche modo il cerchio.

Grazie al partner logistico selezionato, per ogni tonnellata di Co2 prodotta dalle spedizioni dei loro capi, viene ridotta una quantità equivalente di Co2 attraverso un progetto certificato (Natural Capital Partners). Inoltre utilizzano imballaggi secondari realizzati almeno per il 90%in cartone riciclato e shipping bags biodegradabili e compostabili.

Infine, hanno ideato un originale sistema che punta a chiudere il cerchio. Si chiama Re3. Si tratta, al momento dell’acquisto on line, della possibilità di spedire loro un capo usato equivalente a quello comprato (es. costume per costume, maglietta per maglietta) e in cambio ottenere uno sconto del 20% sullo stesso acquisto. Dal momento che loro non sono autorizzati a trattare i capi usati, hanno sviluppato una partnership insieme alla Cooperativa Sociale Insieme di Vicenza a cui inviano i capi. La cooperativa fa una cernita per valutare cosa rivendere nei propri negozi e cosa donare a persone in difficoltà.Se non è possibile recuperare i capi in altro modo, li inviano all’azienda di Trento Eurotexfilati s.p.a, che provvede a riciclarli.

E gliacquirenti sembrano gradire questa iniziativa: Simone Scodellaro dice che circa il 50% delle persone che hanno acquistato sul sito hanno usufruito del modello che, aggiunge, dalla prossima stagione sarà anche implementato nei negozi/rivenditori.

I prodotti Soeseaty sono realizzati in plastica riciclata

OGYRE

Doveva chiamarsi Endless, in nome della plastica senza fine che Antonio Augeri, insieme ad altri amici surfisti hanno trovato sulle coste oceaniche del Marocco. Hanno poi deciso di chiamare la società Ogyre che sta per Ocean Gyres, le correnti vorticose dell’oceano che agglomerano incessantemente i detriti di plastica e non solo, formando vere e proprie chiazze giganti di rifiuti nei mari. 

Antonio lavora già da tempo nel settore abbigliamento/costumi avendo avviato un marchio proprio che poi ha venduto nel 2019 per realizzare qualcosa più vicino ai suoi valori.

Così a febbraio 2020 fonda con altri amici Ogyre, con l’idea, non di creare un ennesimo brand di moda legato a tendenze momentanee, ma di instaurare una nuova filosofia di produzione e consumo nel mondo dell’abbigliamento, dove centrale è il rapporto e il coinvolgimento con il cliente che non è solo consumatore ma vero attore protagonista nel determinare possibili cambiamenti. 

Infatti, in maniera chiara sul sito viene riportato che l’acquisto di un costume da bagno da uomo corrisponde alla valorizzazione di 6 bottiglie di plastica riciclate e trasformate in filato, e contribuisce all’attività di raccolta e pulizia delle spiagge da parte di diverse ong, a cui Ogyre corrisponde parte del ricavato per l’equivalente di 2 kg di plastica raccolta. 

Inoltre, a proposito di coinvolgimento, Ogyre propone al suo pubblico, sia che faccia acquisti sia che non li faccia, di “sporcarsi le mani” con loro, aiutandoli nelle periodiche campagna di pulizia delle spiagge genovesi. In futuro intendono attivare delle collaborazioni con altri soggetti sparsi per le coste italiane con cui poter co-organizzare campagne diffuse di pulizia delle spiagge.

E’ chiaro che la presenza di realtà come Soseaty e Ogyre  non basta per far dire che la presenza di  plastica in mare non è più un problema. Rimane tale e bisogna agire in maniera collettiva istituzioni, imprese e cittadini) perché questo problema venga eliminato alla fonte.

Intanto, però, è necessario gestire questi rifiuti (malamente dispersi nell’ambiente) che, come abbiamo visto, se adeguatamente recuperati, possono intelligentemente diventare input per una nuova filiera produttiva.

Acquistare un costume da bagno da Ogyre corrisponde alla valorizzazione di 6 bottiglie di plastica riciclata

Per approfondire

Soseaty e Ogyre sono state ospiti della puntata del 18 novembre del Blue Revolution Talk Show organizzato da Mercato Circolare insieme a Pop Economix, Becco Giallo Editore e Ecco – Economie Circolari.

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